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  • Marianna Pontini

Infertilità e mindfulness


infertilità

L'infertilità pesa come un macigno sulla coppia e, in particolar modo, sulla donna. Come può la mindfulness essere di aiuto?


Una storia di infertilità


Questa è la storia di M. Sulla trentina, solare, determinata, capace. Ama essere di aiuto, far stare bene le persone e amici e familiari possono sempre contare su di lei. M., però, convive da oltre 4 anni con un'ombra.


Quest'ombra è comparsa circa 6 mesi dopo che, insieme suo marito, ha deciso di provare ad avere un bambino. All'inizio l'ombra è piccolina, giusto un puntino di paura... ma in fondo è troppo presto per preoccuparsi, tante coppie non concepiscono prima dell'anno.


I mesi passano e le mestruazioni tornano puntuali. L'ombra si fa più grande, si allarga e invade non solo tutto il cuore, ma anche il lavoro e le passioni di M.


Passano gli anni, si accumulano le analisi e, alla fine, arriva la diagnosi: tube chiuse. L'unica possibilità è la procreazione medicalmente assistita. Inizia il percorso: consensi informati da firmare, sveglie per fare le iniezioni all'orario preciso, monitoraggi, ecografie, pick-up, ovuli, transfer, attesa. Il tempo che non passa. E poi, finalmente, il dosaggio delle beta-HCG.


Il primo tentativo è fallito.


M. si sente un'ombra che cammina. Striscia lontano da passeggini, negozi di abbigliamento per bambini e pancioni. Si ritira da amici, familiari, persino dal marito. Non sa più come gestire i pensieri, le aspettative, le emozioni che tracimano, la paura del fallimento, la sensazione di impotenza.


Accogliere l'ombra


M. si rivolge a me dopo il primo tentativo di procreazione medicalmente assistita, perché vuole affrontare il secondo con un altro spirito. Ha bisogno di "non pensare", di non correre con l'immaginazione a un futuro fatto di nomi da scegliere, camerette da dipingere e baby shower. Non vuole che la paura di un altro fallimento le paralizzi la mente, il cuore e il corpo.

Facciamo insieme un bellissimo percorso, in cui la guido nella pratica della mindfulness e la sostengo con tutti gli strumenti del counselling naturopatico (https://www.naturopatiarivoli.com/post/cos-%C3%A8-il-counselling-naturopatico).


Settimana dopo settimana, M. riprende contatto con il suo corpo e torna a percepirsi tutta, non solo il suo utero vuoto. Impara a osservare i suoi pensieri e a gestire le sue emozioni. Dà ascolto ai suoi bisogni, rispettando i suoi limiti. Usa il respiro per agganciarsi al momento presente tutte le volte che si sorprende a ripensare al passato o a correre nel futuro. E soprattutto fa amicizia con la sua ombra, cercando di accoglierla, con gentilezza, nella sua vita. Quando i principi cardine della mindfulness entrano nella sua vita quotidiana, il suo punto di vista inizia a cambiare e ritrova la forza e la serenità necessarie per provare, una seconda volta, ad avere un bambino.


Infertilità e mindfulness


La mindfulness, unita agli strumenti del counselling e della naturopatia, rappresenta davvero un valido aiuto per le coppie, in particolare per le donne, che si sentono schiacciate dal peso dell'infertilità. La storia di M., infatti, è simile a quella di circa il 15% delle coppie italiane. Il filo rosso che unisce tutti i protagonisti è fatto di dolore, senso di ingiustizia e di impotenza, frustrazione e ritiro sociale. Ciò che viene spesso riportato da chi soffre di infertilità è la difficoltà ad accettare che non si può fare nulla. Anche per coloro che decidono di intraprendere il percorso di procreazione medicalmente assistita, c'è il momento di fare (analisi, controlli, prelievi...), il momento di aspettare e il momento di accettare l'esito. Con tutta la frustrazione del caso quando questo risulta negativo e non ci si può fare nulla. Si può solo accettare la realtà delle cose per quella che è.


Ma il processo di accettazione non è qualcosa che cade dall'alto, anzi, richiede una decisione consapevole. Ci si deve impegnare per lasciare andare le cose e ritrovare la serenità. La mindfulness favorisce questo processo. Chi pratica impara a stare a contatto col disagio, a non rifuggirlo e ad accoglierlo con gentilezza. La visione di sé torna ad essere globale e non solo bloccata su ciò che non funziona. E, soprattutto, si riscoprono le proprie risorse e si ritrova una forza, potentissima, che viene da dentro e che permette di andare avanti nella vita con nuova fiducia.


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