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  • Marianna Pontini

La mia (personalissima) posizione nei confronti dell’alimentazione


Il cibo è nutrimento, ma anche emozioni e convivialità

Vorrei fare una premessa: sebbene sia una biologa, non sono una biologa nutrizionista, perciò questo articolo non ha la minima pretesa di voler dare consigli di nutrizione, ma è semplicemente una riflessione personale a proposito di quello che, più che atteggiamento nei confronti del cibo, oggigiorno sembra un’ossessione: l’alimentazione sana.


Quotidianamente, almeno tre volte al giorno, mi trovo nella condizione di dover conciliare due parti di me molto diverse, entrambe molto esigenti e che spingono in due direzioni opposte: da un lato seguire un regime alimentare che mi permetta di restare nel mio peso forma, che non affatichi il mio fegato e non appesantisca il mio alito; dall’altro la voglia di soddisfare il mio palato di eterna golosa, che sbava alla sola parola “parmigiana”. Sono quasi sicura che ognuno di voi, almeno una volta nella vita, se non nel corso della giornata, si sia trovato allo stesso bivio.


Come naturopata, è indubbio che consideri la dieta e la buona educazione alimentare basilari per mantenere, migliorare e in molti casi ritrovare il benessere. Già Ippocrate, infatti, predicava “che il tuo cibo sia la tua miglior medicina”. Infatti, nel corso della valutazione dei disturbi lamentati dalle persone che si rivolgono a me in studio, dedico molta attenzione a ciò che mangiano. Questo perchè alcune problematiche, come l’acne, la sindrome dell’intestino irritabile e tutte le infiammazioni in genere, possono essere sostenute ed aggravate da un’alimentazione scorretta. Attenzione, scorretta non vuole necessariamente dire non sana! Chi soffre di colite e intestino irritabile, sa bene che se eccede in verdure crude e fibrose e cereali integrali, potrebbe peggiorare la situazione, in quanto questi alimenti, seppur sanissimi e fortemente consigliati in generale, sarebbero da evitare. Anche l’eccesso (e sottolineo l’eccesso) di proteine di origine animale, come la carne e i latticini, possono contribuire a mantenere lo stato infiammatorio. Ma questi sono esempi in cui uno squilibrio è già presente e dove quindi, volenti o nolenti, un cambiamento nelle abitudini alimentari sarebbe auspicabile.


La mia riflessione riguarda soprattutto la ricerca dell’alimentazione “perfetta” per prevenire tutta una serie di malattie. Di nuovo, non vorrei essere fraintesa, questo è sacrosanto! La prevenzione primaria mira proprio a sostenere e incentivare tutti quegli atteggiamenti che promuovono la salute ed è indubbio che una dieta equilibrata sia uno di questi. Ma come fare a districarsi in mezzo a moltissime informazioni che, spesso, si contraddicono tra loro? Quante uova è concesso consumare alla settimana? Il glutine deve essere evitato anche da chi non è celiaco? La frutta va mangiata prima o dopo i pasti? Il crudo è meglio del cotto? Carne sì o carne no? Quando poi alle informazioni meramente biochimiche si aggiungono i dati sulle possibili contaminazioni e sull’impatto ambientale, abbiamo finito di vivere...e di mangiare! Insomma, su qualsiasi alimento presente nella nostra dispensa possiamo intavolare una discussione di ore. E non è questo il mio obiettivo.


In un mondo dominato dalle leggi della pubblicità e del consumo, imparare a leggere le etichette e non farsi fregare dagli slogan è fondamentale. In più, visto che la scienza ci ha (per l’ennesima volta!) avvertiti che i cambiamenti climatici sono oramai non solo alle nostre porte, ma stanno già colpendo con la forza di un uragano, nel senso letterale del termine, e che se andiamo avanti così tra un po’ ci sarà più plastica che pesci nei mari, scegliere prodotti locali, in imballaggi più semplici e preferibilmente non in plastica, denota finalmente una maggiore consapevolezza e una presa di coscienza del fatto che noi non siamo al di sopra delle leggi che governano questo pianeta, ma subiamo già le conseguenze del poco rispetto che finora abbiamo riservato a Madre Natura.


L’atteggiamento che però, a mio avviso, non è salutare è quello di concentrare moltissime delle nostre energie sul cibo, trascurando altri aspetti che influiscono sulla nostra vita, tanto quanto quello che ingeriamo, se non di più. Uno di questi è l’aspetto sociale e conviviale del cibo: davvero siamo disposti a rinunciare a una cena con gli amici pur di non contravvenire alle nostre regole alimentari? Davvero vogliamo privare la nonna della gioia di vederci mangiare con gusto la sua parmigiana perchè abbiamo dichiarato guerra al fritto? Davvero auguriamo le peggio miserie a chi mangia carne solo perchè noi non lo facciamo? Non mi fraintendete: esprimo la mia profonda ammirazione nei confronti dei vegani, ma quelli veri, non quelli che si limitano a sostituire la bistecca con burger di soia confezionato. Grande ammirazione per la loro coerenza e forza di volontà, anche se mi riservo il diritto di dubitare che questo regime alimentare sia adatto a tutti. Non condivido in alcun modo però, la violenza verbale che viene utilizzata per perorare le proprie scelte alimentari, in un senso oppure in un altro. Se voglio difendere e diffondere la scelta di mangiare meno o per nulla cibi di origine animale è meglio puntare su argomenti validi piuttosto che augurare il male a chi invece non condivide questa scelta. D’altro canto, perchè sbeffeggiare chi ha deciso che può fare a meno di carne e derivati animali? Il rispetto prima di tutto e argomentazioni valide e serie in seguito. Altrimenti siamo di nuovo da capo: mangio sano, non raffinato, non contaminato, ma il mio atteggiamento verso gli altri e le loro scelte è avvelenato dalla pretesa di essere nel giusto e i miei commenti sono contaminati da insulti sempre più raffinati!


Il cibo veicola tanti messaggi e tante emozioni, elementi sottili fondamentali per l’essere umano, che ha bisogno di nutrire anche la sua anima. Nel campo della naturopatia ho trovato molto spesso questo tipo di atteggiamento che io considero un po’ troppo intransigente e soprattutto “non olistico”. Proprio perchè i naturopati sono fieri di valutare l’essere umano nel suo complesso, è necessario tenere conto anche delle sue esigenze emotive, i suoi meccanismi di gratificazione e di compensazione e tutte le difficoltà che si riscontrano al giorno d’oggi nel seguire una dieta sana, non disponendo di molto tempo. Perchè consumare alimenti freschi, vitali e ricchi di nutrienti, possibilmente a km 0, richiede tempo, molto. E questo deve essere tenuto in considerazione da chi si pone nel ruolo di educatore. Fare i bacchettoni è controproducente, bisogna essere fermi e fungere da modello, non dimenticandosi però che nella vita non esiste solo il cibo. Il fine ultimo è ovviamente una maggiore presa di coscienza che, chissa? magari porterà sempre più persone a una maggiore sensibilità anche verso gli animali da allevamento.


Quello che secondo me è importante è trovare un equilibrio. Seguire il più possibile una dieta sana, equilibrata e varia, con un ritorno a cibi meno raffinati, una drastica riduzione delle proteine animali e un’origine per lo più locale; se questo regime diventa un’abitudine, è facile riconoscere lo “sgarro”, concederselo ogni tanto e tornare poi in fretta nei ranghi.

Ribadisco che quanto sopra scritto esprime la mia personalissima opinione e non ha alcuna pretesa di essere la via giusta da seguire. La mia riflessione nasce dall’osservazione di un atteggiamento troppo duro e spesso miope nei confronti dell’alimentazione che di frequente ho notato nel mio campo, ma non solo. Ciò non significa che mi ritenga una naturopata migliore di altri, ma sono convinta che la salute e la prevenzione richiedano attenzione a più aspetti e quando un panorama è complesso, se ci si concentra su un solo settore, si perde la visione di insieme e necessariamente si fa un lavoro a metà.

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