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  • Marianna Pontini

La naturopatia come strumento di prevenzione primaria

Aggiornato il: giu 9



La naturopatia ha come principale campo di azione la prevenzione primaria. Infatti, si occupa di persone sane o comunque con disequilibri che possono rientrare nella normale fisiologia seguendo pochi accorgimenti.


Prevenzione primaria e screening precoce


Prevenire è meglio che curare , si sa da sempre. E quella primaria è la migliore forma di prevenzione, perchè si rivolge a un pubblico sano, col fine di incentivare e promuovere le attività e le abitudini che mirano a conservare lo stato di salute e a evitare l’insorgere della malattia. Si può utilizzare un altro termine: salutogenesi, ovvero ciò che genera salute.

Questo non deve essere confuso con lo screening precoce. Infatti, esistono diversi esami di routine che vengono consigliati per identificare determinate patologie agli stadi iniziali. Così facendo, è possibile iniziare tempestivamente le cure. Pap-test, mammografia, esame della prostata sono solo alcuni esempi. Ma questo non fa parte dell'ambito di competenza del naturopata, che lavora con persone sane o che presentano segni di squilibrio non patologico.


La salute: molto più dell'assenza di malattia


Perchè, però, una persona sana dovrebbe andare dal naturopata? Perchè dovrebbe intraprendere un percorso naturopatico, in assenza di sintomi eclatanti? Per spiegarlo, mi rifaccio alla definizione di salute fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In effetti, questa è profondamente cambiata nel corso degli anni. La salute era descritta come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto assenza di malattia o di infermità" nel 1948. Ma nel 2011 il concetto viene espresso in modo molto più ampio :“la capacità di adattamento e di autogestione di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive”.


La responsabilità della nostra salute


Il cambiamento, o meglio l’ampliamento della definizione, riflette il differente approccio che si ha nei confronti della salute al giorno d’oggi. Infatti, si passa da una condizione statica, quasi passiva, di assenza di disagio a una posizione più attiva. In questo senso, l’individuo prende parte al processo di adattamento e di mantenimento dello stato di benessere (https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/noi-italiani-non-sappiamo-fare-prevenzione).


Proprio in questo senso, la figura del naturopata può essere un ottimo punto di riferimento. Affrontare le nuove sfide che la vita ci sottopone quotidianamente non è mai facile, ma vero è che più passa il tempo e più risulta difficile il cambiamento, di abitudini e di punti di vista. Il percorso che si compie con il naturopata ha in primis l’obiettivo di raggiungere una maggiore consapevolezza di sè, del proprio corpo e dei suoi bisogni.


Non solo, questa consapevolezza include anche le emozioni che ci rendono vivi e che si manifestano a livello fisico. Di conseguenza, questa profonda conoscenza di sè permette un’autogestione più armoniosa e in sintonia con il proprio essere (https://istitutonemi.com/2019/12/06/il-sintomo-e-il-suo-messaggio/).


Se il disagio, fisico o emotivo che sia, viene “spento” negando il dolore o il disagio, al corpo non resterà altra scelta se non quella di alzare sempre di più la voce. Fino a urlare il suo malessere. Se invece ci si mette in ascolto, è facile intervenire alle prime avvisaglie, in modo tale da recuperare l’equilibrio in tempi più brevi e con rimedi meno invasivi.


La prevenzione primaria: il fine della naturopatia


In quest’ottica è possibile parlare di prevenzione primaria, in quanto l’approccio naturopatico mira soprattutto a modificare i comportamenti e gli atteggiamenti che portano a determinati squilibri e a promuovere invece quelli che accrescono lo stato di benessere. Se ci si concentra solo sul sintomo, si perde la visione d’insieme dell’essere umano e di tutte le parti che concorrono al suo stato di benessere, rischiando di spegnere solo una spia di allarme, senza intervenire sulle cause.


Il paragone che si cita spesso è quello della spia luminosa dell’auto che indica un problema al motore: non è sufficiente vederla (o peggio ancora metterci sopra un adesivo!), bisogna fermarsi e ispezionare il motore, se non si vuole rischiare di rimanere improvvisamente a piedi.

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