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  • Marianna Pontini

Che lavoro fa un naturopata?

Aggiornato il: 21 mar 2019


La priorità del naturopata è la salutogenesi

Che lavoro fa un naturopata? Quali sono le sue competenze? Per quali problematiche è utile usufruire della sua consulenza?


Il naturopata rientra nelle professioni disciplinate dalla legge 4/2013 che ha riformato le professioni non organizzate in ordini o collegi. Alle scuole di naturopatia si può accedere se in possesso di un diploma superiore e ogni scuola dà il suo personale taglio formativo. Alcune scuole mettono l’accento sull’etnomedicina e sulle medicine tradizionali, altre preferiscono approfondire la conoscenza dei rimedi, altre ancora si concentrano su tecniche corporee come la riflessologia. Personalmente, ritengo necessaria una formazione triennale, in quanto il sapere a disposizione del naturopata è molto ampio, per cui è davvero difficile avere una preparazione seria e apporofondita in un tempo inferiore.


La figura del naturopata s’inserisce principalmente nel campo dell’educazione e accompagna la persona in un percorso volto a migliorare il suo stato di benessere. Questo risultato viene raggiunto attraverso la revisione dello stile di vita e l’abbandono o la moderazione di abitudini dannose (fumo, sedentarietà, dieta squilibrata...), il rinforzo del terreno e la gestione delle emozioni e dello stress. Vorrei spendere due parole in più sul concetto di terreno e sulla gestione delle emozioni. Quando si presenta una persona in studio, si fa una valutazione della sua costituzione, ovvero la sua predisposizione a certi tipi di malesseri e il suo atteggiamento nei confronti della vita. Per chiarire meglio, una persona può essere molto energica, con una buona vitalità, ma un sistema che tende a iper-reagire e questo la predispone a allergie, nervosismo, infiammazioni. Al contrario un’altra persona può presentarsi più fredda e razionale, con un’energia vitale più moderata, che presenta sintomi che tendono a cronicizzare, più lenti a scomparire, maggiormente bisognosa di periodi di riposo. Questi sono solo piccoli esempi per spiegare come, a seconda della nostra costituzione e della nostra personalità, il naturopata propenderà per un rimedio piuttosto che un altro. Questa valutazione prende in considerazione moltissimi aspetti della vita dell’utente, non solo le sue caratteristiche fisiche, ma anche il suo contesto sociale e familiare, la sua emotività ecc...


Per quanto riguarda la gestione delle emozioni, si entra in un terreno minato, in quanto si rischia sempre di essere fraintesi e di venire accusati di abuso della professione di psicologo. Quando qualcuno si rivolge al naturopata per una problematica fisica, non prendere in considerazione il suo atteggiamento emotivo sarebbe un grave errore: le ultime scoperte scientifiche nel campo della PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) confermano infatti che le emozioni e lo stato di benessere mentale della persona incidono fortemente sulla salute fisica, favorendo (o ostacolando) la pronta remissione. Ecco perchè il naturopata indaga questo campo attraverso l’interpretazione analogica del sintomo e aiuta la persona a prendere coscienza di quali problematiche emotive si stanno scaricando sul fisico. Un esempio molto banale, ma comune è quello del reflusso gastro-esofageo: quando gli esami clinici non riscontrano danni o problematiche organiche, si deve lavorare sì sull’alimentazione, ma anche sull’attaggiamento della persona a rimuginare con rabbia sugli eventi, su tutto ciò che non riesce a digerire e che torna su, bruciando. La presa di coscienza è il primo step; il naturopata può consigliare esercizi di respirazione, di rilassamento e di dinamica mentale che aiutano a gestire e a lasciare andare le emozioni negative che aggravano lo stato di salute, insieme, eventualmente a rimedi più specifici. La grande responsabilità (e coscienza) del naturopata sta nell’individuare i casi in cui è necessario l’intervento di uno psicoterapeuta e, eventualmente, svolgere un lavoro sinergico e di supporto alla terapia psicologica.


Ci tengo a precisare che lo stesso discorso vale anche per le patologie fisiche più gravi. Troppo spesso si legge di persone che hanno trascurato le terapie convenzionali per affidarsi completamente a quelle naturali, trovandosi in situazioni molto più gravi o che, purtroppo, hanno dato esito letale. Il naturopata può svolgere un magnifico lavoro in concerto con il medico curante, supportando il paziente durante le terapie con rimedi che favoriscono la detossificazione e il rinforzo del terreno. Vero è che molti, forse delusi dai risultati ottenuti con le terapie classiche e da un attaggiamento forse troppo distaccato e freddo di alcuni medici, si rivolgono alla naturopatia quando sono già in condizioni di forte intossicazione e di compromissione. Sta nel senso di responsabilità di un professionista serio la capacità (e l’umiltà) di riconoscere quando è necessario un intervento congiunto.

Proprio in virtù di quanto evidenziato dalla PNEI, il vero benessere viene raggiunto solo quando si lavora su più livelli e, quando necessario, insieme.

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