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  • Marianna Pontini

Che lavoro fa un naturopata?

Aggiornato il: giu 9


La formazione del naturopata

l naturopata rientra nelle professioni disciplinate dalla legge 4/2013 che ha riformato le professioni non organizzate in ordini o collegi. Alle scuole di naturopatia si può accedere se in possesso di un diploma superiore e ogni scuola dà il suo personale taglio formativo. Alcune scuole mettono l’accento sull’etnomedicina e sulle medicine tradizionali, altre preferiscono approfondire la conoscenza dei rimedi, altre ancora si concentrano su tecniche corporee come la riflessologia.

Personalmente, ritengo necessaria una formazione triennale, in quanto il sapere a disposizione del naturopata è molto ampio, per cui è davvero difficile avere una preparazione seria e apporofondita in un tempo inferiore. Se si vuole intraprendere questa strada, quindi, è fondamentale scegliere una scuola seria e professionale.(https://istitutonemi.com/2020/01/03/perche-la-scuola-di-naturopatia-nemi/)

L'intervento del naturopata

La figura del naturopata s’inserisce principalmente nel campo dell’educazione e accompagna la persona in un percorso volto a migliorare il suo stato di benessere. Questo risultato viene raggiunto attraverso la revisione dello stile di vita, il rinforzo del terreno e la gestione delle emozioni e dello stress.

Vorrei spendere due parole in più sul concetto di terreno e sulla gestione delle emozioni.

Il terrreno

Quando si presenta una persona in studio, si fa una valutazione della sua costituzione, ovvero la sua predisposizione a certi tipi di malesseri e il suo atteggiamento nei confronti della vita. Per chiarire meglio, una persona può essere molto energica, con una buona vitalità e una grande passionalità. In generale, presenta un sistema che tende a iper-reagire. Questo la predispone a allergie, nervosismo, infiammazioni. Al contrario un’altra persona può presentarsi più fredda e razionale, con un’energia vitale più moderata. Queste caratteristiche la rendono più soggetta a sintomi che tendono a cronicizzare, più lenti a scomparire, maggiormente bisognosa di periodi di riposo (https://istitutonemi.com/2019/08/01/il-terreno-del-naturopata/).

Questi sono solo piccoli esempi per spiegare come, a seconda della nostra costituzione e della nostra personalità, il naturopata propenderà per un rimedio piuttosto che un altro. Questa valutazione prende in considerazione moltissimi aspetti della vita dell’utente, non solo le sue caratteristiche fisiche, ma anche il suo contesto sociale e familiare, la sua emotività ecc...

Le emozioni

Per quanto riguarda la gestione delle emozioni, si entra in un terreno minato, in quanto si rischia sempre di essere fraintesi e di venire accusati di abuso della professione di psicologo. Quando qualcuno si rivolge al naturopata per una problematica fisica, non prendere in considerazione il suo atteggiamento emotivo sarebbe un grave errore. Come conferma la scienza della PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI), la salute dipende da molti fattori, non solo fisici. Anche le emozioni e lo stato di benessere mentale della persona incidono fortemente sulla salute, favorendo (o ostacolando) la pronta remissione.

Ecco perchè il naturopata indaga questo campo attraverso l’interpretazione analogica del sintomo. Così facendo, aiuta la persona a prendere coscienza di quali problematiche emotive si stanno scaricando sul fisico. Un esempio molto banale, ma comune è quello del reflusso gastro-esofageo. Quando gli esami clinici non riscontrano danni o problematiche organiche, si deve lavorare ovviamente sull’alimentazione. Sarebbe bene considerare anche sull’attaggiamento della persona a rimuginare con rabbia sugli eventi, su tutto ciò che non riesce a digerire e che torna su, bruciando.

La presa di coscienza è il primo step. Il naturopata può consigliare esercizi di respirazione, di mindfulness e di dinamica mentale che aiutano a gestire e a lasciare andare le emozioni negative che aggravano lo stato di salute, insieme, eventualmente a rimedi più specifici (https://www.naturopatiarivoli.com/post/ansia-gestirla-con-la-mindfulness).


La grande responsabilità (e coscienza) del naturopata sta nell’individuare i casi in cui è necessario l’intervento di uno psicoterapeuta e, eventualmente, svolgere un lavoro sinergico e di supporto alla terapia psicologica.

In caso di patologia

Ci tengo a precisare che lo stesso discorso vale anche per le patologie fisiche più gravi. Troppo spesso si legge di persone che hanno trascurato le terapie convenzionali per affidarsi completamente a quelle naturali. Questo le ha portate a situazioni molto più gravi o che, purtroppo, hanno dato esito letale. Il naturopata può svolgere un magnifico lavoro in concerto con il medico curante, supportando il paziente durante le terapie convenzionali. I rimedi consigliati dal naturopata possono favorire la detossificazione e il rinforzo del terreno, migliorando la qualità della vita del paziente.

Vero è che molti, forse delusi dai risultati ottenuti con le terapie classiche e da un attaggiamento forse troppo distaccato e freddo di alcuni medici, si rivolgono alla naturopatia quando sono già in condizioni di forte intossicazione e di compromissione. Sta nel senso di responsabilità di un professionista serio la capacità (e l’umiltà) di riconoscere quando è necessario un intervento congiunto.


Proprio in virtù di quanto evidenziato dalla PNEI, il vero benessere viene raggiunto solo quando si lavora su più livelli e, quando necessario, insieme.



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