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  • Marianna Pontini

Ansia: gestirla con la mindfulness



Avete mai sperimentato un momento di ansia? Se vi è capitato, riuscireste a identificare l'oggetto preciso delle vostre paure o si tratterebbe piuttosto di un turbinio di pensieri ed emozioni? La nostra mente spesso è la causa del nostro stato di ansia, ma può anche essere la soluzione, per questo le pratiche di mindfulness possono essere uno strumento molto prezioso.

Capita nella vita di tutti di vivere un momento difficile, di dover prendere una decisione che ci mette in crisi o dover superare una prova particolarmente ardua. In questi casi il supporto del naturopata può essere una valido aiuto. Quando, però, l'ansia ha radici profonde e invade tutti gli aspetti della nostra quotidianità è sempre bene rivolgersi a uno psicoterapeuta, il cui lavoro può essere, eventualmente, sostenuto e rinforzato dall'aiuto del naturopata.


Lo scenario peggiore




Solitamente ci accorgiamo di essere in ansia perchè il nostro corpo ci invia dei segnali ben precisi. Respiro corto, tachicardia, sudorazione, disturbi digestivi, insonnia, spesso insorgono al solo pensiero di... Infatti, spesso, sono proprio i pensieri che condizionano grandemente lo stato psico-fisico, contribuendo alla manifestazione di quei sintomi tipici dell'ansia.

Da un punto di vista evolutivo, prefigurarsi lo scenario più catastrofico rappresenta una strategia vincente, perchè immaginare il pericolo permette di prepararsi per affrontarlo. Questo è particolarmente vero quando la minaccia è concreta e reale, ma molto spesso l'ansia si manifesta quando prevediamo situazioni che sfuggono al nostro controllo e che ci fanno sentire impotenti e sopraffatti. Pensiamo a un colloquio di lavoro: cosa ci spaventa maggiormente? Dare prova delle nostre competenze e abilità o il giudizio dell'esaminatore? E se non andasse bene, riuscirò a trovare un altro lavoro? Riceverò risposta al mio CV da parte di un'altra azienda? Sarò costretto a cambiare Paese?


Quanti di voi si ritrovano in questa escalation di pensieri?


La mente scimmia



In men che non si dica, quindi, siamo passati dalla scelta dell'abbigliamento per il colloquio all'organizzazione di un trasloco oltreoceano. Se lasciata libera di correre, la nostra mente passa da un pensiero all'altro esattamente come una scimmia salta da un ramo all'altro nella giungla. Questi salti mentali si verificano con più facilità quando siamo in modalità "pilota automatico", ovvero quando portiamo avanti attività che non richiedono la nostra totale focalizzazione, come ad esempio guidare, camminare, ma anche lavare i piatti o cucinare. Se, invece, siamo impegnati in attività che ci assorbono completamente, tutte le nostre energie confluiscono in ciò che stiamo facendo, portando un po' di quiete nella mente. Accade, però, che i pensieri si facciano più pressanti e disturbino la nostra concentrazione, intrufolandosi anche mentre portiamo avanti attività che richiedono la nostra attenzione, come ad esempio mentre lavoriamo, studiamo o parliamo con qualcuno. Ed è proprio in questi casi che diventa importante non lasciarsi trascinare.


Ma se il compito della mente è pensare, come possiamo fermare i pensieri? Semplicemente non possiamo.


La mente piena



Quindi? Siamo destinati ad essere spettatori impotenti dei nostri film mentali? Assolutamente no e in questo la minfulness rappresenta un aiuto prezioso.


Con il termine mindfulness si indica una serie di tecniche che derivano dalla Vipassana, la meditazione buddista praticata da centinaia di anni. Nonostante le sue antiche origini, sale alla ribalta negli anni '70, quando il biologo Jon Kabat-Zinn organizza alcuni esercizi in un protocollo standardizzato e, perciò, scientificamente sperimentabile. Gli studi che confermano la validità della mindfulness per alleviare disturbi fisici e psichici sono numerosissimi, così come i campi in cui può essere applicata: dagli ospedali alle scuole, dalle carceri all'intimità delle nostre case.


Lo scopo della mindfulness è promuovere un atteggiamento di presenza nel qui ed ora, accettando il momento per quello che è, sospendendo il giudizio e osservando il presente con occhi curiosi, pronti a cogliere nuove informazioni. Al contrario di ciò che gli stereotipi potrebbero far pensare, meditando non si svuota la mente, ma la si tiene focalizzata sul momento presente. Questo atteggiamento aiuta a non rimanere bloccati nel passato e a non correre al futuro, ma ad apprezzare ciò che c'è, per quello che è.


Sembrerebbe più facile a dirsi che a farsi e, in un certo senso, è così. Conosco bene la frustrazione di ritrovarsi a molti pensieri di distanza dal presente dopo aver chiuso gli occhi da appena qualche secondo. Ma meditare consiste proprio in questo: prendere coscienza dei pensieri che emergono e del loro contenuto emotivo e lasciarli andare, ricentrando l'attenzione al corpo, al respiro. Lo scopo è quello di portare questo atteggiamento di presenza anche nelle attività di tutti i giorni: mangiare, vestirsi, fare le pulizie... La pratica e la costanza rendono il tutto più facile con il tempo.


Tornando all'ansia dunque, quando la mente inizia a vagare verso scenari catastrofici o grandi aspettative, portare l'attenzione al peso del proprio corpo, alle informazioni colte dai sensi, al ritmo del respiro, aiuta a rimanere ancorati al presente. In fondo, è l'unico attimo che possiamo vivere con pienezza.




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