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  • Marianna Pontini

Mindfulness: essere o fare?

Uno dei principi della mindfulness che trovo più interessanti è l'attenzione che si pone all'essere. Essere nel momento presente, senza apparentemente fare alcunchè.

Il peso del fare


Un giorno ho raccontato a mia sorella la storia di Marco. Marco è un ragazzo italiano verso la quarantina che da anni gestisce un b&b a Lanzarote, una delle isole Canarie. Quando siamo stati suoi ospiti, Marco ci ha raccontato di quando decise che non avrebbe mai più fatto un lavoro "normale". Niente orari, niente ufficio, niente capi. Solo la casa da gestire, la colazione da preparare e gli ospiti da accogliere. "E cosa fai il resto della giornata?" "Vado a surfare". Nella mia testa la domanda sorse spontanea: "Sì, ma poi cosa fai?"

Quando riportai questa conversazione a mia sorella, la sua risposta fu immediata: "Non fai, sei".


Essere o fare?


Diverse volte mi sono trovata a riflettere sul metro di giudizio che utilizziamo per misurare il nostro valore. Solitamente, abbiamo la sensazione di aver fatto qualcosa nella vita nel momento in cui raggiungiamo degli obiettivi. Conseguire la laurea, ottenere un aumento, comprare casa, sposarsi... E quando questi risultati faticano ad arrivare si può avere la sensazione di non aver concluso nulla, di non aver fatto niente nella vita. In effetti, mi è capitato spesso di avere clienti che mettevano in dubbio il proprio valore proprio perchè si sentivano in ritardo su una tabella di marcia che si erano o era stata loro imposta. Io per prima, quando mi si chiede di descrivermi, tendo piuttosto a farlo attraverso il titolo di studio o la mia professione. Ma quanto di questo rappresenta realmente chi sono?


Mindfulness: essere nel momento


Molto spesso questo atteggiamento ha fatto sì che dubitassi del mio valore. Ad esempio, all'università è capitato diverse volte che un voto al di sotto della mia media facesse traballare la mia autostima. Così come, all'inizio della mia carriera come libera professionista, lo scarso numero di assistiti mi faceva pensare che non fossi sufficientemente brava come naturopata. Tutti questi pensieri sono delle etichette che mettiamo sopra le situazioni, come se ogni cosa che viviamo dovesse ricevere un giudizio dal quale dipende il nostro valore.

In questo senso, la mindfulness è stata per me un preziosissimo aiuto. E allo stesso tempo una grande sfida, perchè il focus si sposta dal fare all'essere. Nella meditazione seduta, ad esempio, l'unico fine della pratica è... essere seduti. Prendere contatto con il proprio corpo nella posizione seduta, aprire i sensi a ciò che accade attorno a noi mentre si è seduti. Non c'è bisogno di fare alcunchè, basta essere presenti e consapevoli di ciò che si sta vivendo in quel momento.


La mindfulness per cambiare prospettiva


Il 2020 ha visto molti dei progetti che avevo in cantiere andare in fumo a causa della pandemia. Con tutte le conseguenze del caso sul tono d'umore e sull'autostima. Praticare la mindfulness mi ha permesso di rimanere centrata sul momento presente, senza correre con la mente verso un futuro che troppo spesso dipingevo a tinte scure. Mantenere la centratura su me stessa, il mio sentito e quello che mi piace chiamare il mio nòcciolo, è stato fondamentale per non perdere il contatto con quello che sento essere le mie forze, le mie qualità, la mia essenza.

In un anno in cui non mi è stato permesso fare nulla, ho avuto l'occasione d'oro di poter semplicemente essere.


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