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  • Marianna Pontini

Cos'è la naturopatia


L'uomo è come un albero: solo se le radici sono ben salde la chioma può elevarsi al cielo

Negli ultimi anni sono fiorite le scuole di naturopatia e la figura del naturopata è diventata sempre più familiare. Ma esattamente cos'è la naturopatia? Il documento "Riferimenti per la formazione in naturopatia" redatto dall'OMS riporta:

"In generale, la naturopatia privilegia la prevenzione, il trattamento e la promozione della salute ottimale attraverso l'uso di metodi terapeutici e modalità che incoraggiano il processo di auto-guarigione - la vis medicatrix naturae. L'approccio filosofico della Naturopatia comprende la prevenzione delle malattie, l'incoraggiamento della intrinseca capacità di guarigione del corpo, il trattamento naturale di tutta la persona, la personale responsabilità per propria salute e l'istruzione dei pazienti per promuovere la salute attraverso un adeguato stile di vita. La Naturopatia miscela la millenaria conoscenza delle terapie naturali con gli attuali progressi nella comprensione della salute e dell'essere umano stesso. Pertanto, la Naturopatia può essere nel complesso descritta come la pratica generale delle terapie della salute naturale" 


La naturopatia nasce nel XVIII secolo, ma è difficile risalire a un vero e proprio fondatore, in quanto si tratta soprattutto di pratiche, tecniche e filosofie che derivano dalle medicine tradizionali. Per medicine tradizionali si intende quel corpo di conoscenze e di pensieri che sono stati applicati e tramandati per millenni e fanno parte di una determinata cultura. Le medicine tradizionali cinese, indiana e mediterranea sono gli esempi più conosciuti.

Oggi nella naturopatia rientrano anche pratiche che fanno parte della new age e che si discostano dal pensiero tradizionale, puntando più alle logiche di mercato che al benessere della persona. Infatti la naturopatia è uno stile di vita, un atteggiamento che si adotta nei confronti del benessere. Detto così sempra quasi di dover aderire a un credo, ma in realtà quando si presta attenzione sì al sintomo, ma allo stesso tempo si considerano gli aspetti emotivi che questo dolore ci risveglia, gli atteggiamenti e le abitudini che lo aggravano, i “vantaggi” che ne derivano ecc... s’impara a guardarsi e a conoscersi a 360 gradi e questo modo di pensare diventa, col tempo,  automatico. Proprio questa disponibilità all’introspezione e all’osservazione aiuta a percepire il disagio prima che si trasformi in un sintomo limitante o che comunque necessita già l’intervento del medico e l’assunzione di farmaci di sintesi.


Personalmente credo che questo atteggiamento di attenzione quotidiana alla salute sia il migliore investimento sul futuro che si possa fare. In più, concentrarsi su ciò che genera lo stato di benessere (la saluto-genesi) e aiuta il corpo a mantenere o recuperare le sue funzioni ottimali, ci induce a una maggiore consapevolezza di noi stessi, delle nostre sensazioni e dei nostri bisogni. 


In quest'ottica, l'approccio che si utilizza è quello olistico, ovvero si prende in considerazione non solo il piano fisico dell'uomo, ma anche la sua sfera emotiva, i suoi bisogni spirituali, il suo contesto sociale e culturale. Perchè l'essere umano è un organismo complesso e pieno di sfaccettature e il suo benessere può essere completo e duraturo solo se viene considerato nel suo insieme.

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